In Italia, la formazione a distanza si sviluppa in modo significativo solo nel secondo dopoguerra sotto la spinta dell’esigenza di far riprendere l’attività scolastica nelle zone in cui, a causa della guerra, non ci sono più scuole o docenti disponibili.
Importante, in questo periodo, l’esperienza della Scuola Radio Elettra che, dal 1951, eroga corsi di formazione professionale su tutto il territorio nazionale: siamo nella fase dei corsi per corrispondenza e la Scuola Radio Elettra invia al domicilio degli studenti il materiale cartaceo consistente sia nelle lezioni teoriche, chiamate “Fondamenti” o “Teorica”, che le esercitazioni pratiche, definite “Esperimenti e montaggi” o “Pratica”.
E, se il significativo contributo della Scuola Radio Elettra è, tuttavia, il contributo di un’azienda privata con scopo di lucro, un grandissimo impulso alla diffusione della cultura (erga omnes) arriverà con l’avvento della televisione pubblica italiana, nel 1954.
In quegli anni la televisione è ancora un bene di lusso ma la sua diffusione cresce a ritmi talmente elevati che, anche attraverso luoghi come i bar o le case dei vicini, è possibile raggiungere pure le classi meno agiate.
Sotto la spinta della ricostruzione economica del secondo dopoguerra e alle prese con alti tassi di analfabetismo la televisione italiana, nonostante un certo ritardo rispetto ad altri Paesi europei, si distingue per il suo fortissimo impegno pedagogico: da questo punto di vista, almeno in questa fase, l’Italia è una delle nazioni più accreditate nel mondo.
Non curante del consenso dei telespettatori (ovvero di quelli che oggi vengono chiamati i dati d’ascolto) le finalità della televisione pubblica italiana sono certamente educative. È del 1954 la rubrica “Una risposta per voi” condotta dal professor Cutolo che rispondeva alle lettere dei telespettatori riuscendo a mettere insieme formazione e svago; così come la trasmissione “Passaporto”, condotta da Jole Giannini, che con le sue ottocento puntate mette in piedi un corso di lingua inglese rivolto soprattutto ai più giovani.
E, continuando, nel 1958, il Governo attraverso la trasmissione “Telescuola” permetterà a migliaia di giovani residenti in aree disagiate (nonchè prive di scuole di secondo grado) di seguire corsi di avviamento professionale e, per ovviare al problema della scarsa diffusione della televisione, verranno creati 1626 posti di ascolto pubblici in cui i giovani studenti potranno essere seguiti e supportati nello svolgimento delle lezioni alla tv.
Siamo, così, arrivati agli anni ‘60, gli anni del programma probabilmente più famoso in materia di istruzione: stiamo parlando della trasmissione “Non è mai troppo tardi” condotta dal maestro Alberto Manzi che ha aiutato migliaia di adulti (secondo alcune stime non ufficiali circa un milione e mezzo) a conseguire la licenza elementare.
Dagli anni ’70 in poi l’aspetto pedagogico-educativo della televisione pubblica viene mitigato: l’aumento della frequenza alla scuola dell’obbligo e l’avvento delle tv private, forse le cause principali di questa inversione di tendenza.
Tuttavia, nel 1975 viene creato all’interno della stessa RAI il DSE (Dipartimento scuola educazione) che sviluppa vari programmi televisivi con scopi educativi. Negli anni ‘90 il DSE si rinnova divenendo prima Videosapere e, poi, Rai Educational. Quest’ultimo canale, disponibile in chiaro sia sul satellite che sul digitale terrestre, è oggi diretto da Giovanni Minoli e organizza un’offerta televisiva molto attenta alle tematiche legate all’istruzione e alla formazione.
Nel 2001 nasce, poi, Rai Lab, un canale completamente dedicato alla formazione a distanza.
Importante, infine, il Consorzio Nettuno (Network teledidattico per l’Università ovunque) che, nato nel 1991 dalla collaborazione tra alcune importanti aziende e università e in conformità alla legge n. 341/90, è diventato “la prima e l’unica Università Televisiva e Telematica d’Europa a utilizzare la rete televisiva satellitare RAI NETTUNO SAT1 e Internet per la trasmissione dei propri corsi e per lo svolgimento di tutte le attività didattiche. Con il modello NETTUNO i luoghi dell’insegnamento non sono più solo le aule universitarie ma anche spazi diversi reali e virtuali: case private, posti di lavoro, centri di studio; chiunque senza limiti di spazio di tempo, in modo realmente democratico può frequentare l’università.”
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© Salvo Rosta
N.B.: i contenuti di questo post sono stati elaborati nel 2010. Si suggerisce, pertanto, di verificare eventuali aggiornamenti relativi a leggi, norme e/o note tecniche citate.
