Digitale terrestre, macchine fotografiche digitali, orologi digitali, biblioteche digitali, email, ebook, elearning, ecommerce, iPod, iPhone, iPad. Ecco, questi sono solo alcuni termini con i quali dobbiamo fare i conti, ogni giorno, ogni volta che discutiamo con un amico, ogni volta che guardiamo la tv o ascoltiamo la radio. Ogni prodotto, ogni nome, ogni attività sembra migliore, più “nobile”, più importante se aggiungiamo una “e”, una “i” o la parolina “digitale” e chissà cosa altro in futuro.
È vero, viviamo nell’era digitale, nell’era di Internet, nell’era dei computer, dei tablet, degli smartphone, nell’era dell’elettronica e, quindi, perché stupirsi se molti oggetti cambiano forma, nome, modo di utilizzo?
Non è cambiato nulla. Funziona tutto come sempre: un manuale delle istruzioni, un amico, il rivenditore, insomma c’è sempre qualcuno pronto a spiegarci come funzionano le cose, le novità.
Ma è veramente così? Così semplice? Ma, soprattutto, è così per tutti? E, ancora, è così quando il nostro interlocutore non è un amico, un parente o un negoziante ma, bensì, una Pubblica Amministrazione?
Si avete capito bene: una Pubblica Amministrazione.
Beh, di sicuro non ci rivolgiamo a un ufficio pubblico per acquistare un televisore o un cellulare di ultima generazione ma, magari, abbiamo bisogno di informazioni per richiedere un documento, un servizio, per avviare un’attività, per esercitare, insomma, uno dei tanti diritti previsti dalle leggi, prima fra tutte la Costituzione italiana, o anche per adempiere un dovere. Sembra, allora, utile parlare di quella che oggi viene definita Amministrazione digitale, Amministrazione 2.0, parlare di eGovernment.
Oggi, infatti, con lo sviluppo e l’utilizzo della rete, molti servizi pubblici, molti documenti che ci riguardano, sono accessibili anche (o spesso solamente) attraverso il web, attraverso un sito internet, in modo digitale.
E se nell’ambito informatico si parla del processo di digitalizzazione, ovvero della possibilità di convertire un segnale analogico in uno digitale, sapendo che il segnale digitalizzato perde sempre qualcosa rispetto all’originale analogico e non sarà mai identico a quest’ultimo (basti pensare ai brani musicali e alle fotografie nei loro formati digitali compressi); negli ambiti giuridico, sociale ed economico con il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non si perde nulla, anzi i diritti e i doveri dei cittadini, attraverso l’evoluzione tecnologica, si arricchiscono, si evolvono attraverso un processo di riconfigurazione che prende il nome di “Cittadinanza digitale”. E la “Cittadinanza digitale” non è altro che la stessa cittadinanza tradizionale che si è evoluta, si è estesa sino a comprendere nuove forme di interazione, di vita sociale e politica: il digitale non limita, infatti, i diritti di partecipazione, di informazione e di comunicazione dei cittadini ma ne permette un pieno esercizio.
Pensate a quanto sarebbe “bello” evitare lunghe attese e file interminabili; a quanto sarebbe “bello” non essere costretti a un continuo “vai e vieni” da un ufficio pubblico a un altro; a quanto sarebbe “bello” avviare un’attività o una libera professione nel più breve tempo possibile (incoraggiando quanti, giovani e non, volessero sfidare l’attuale crisi); a quanto sarebbe “bello” poter segnalare un disservizio, un problema, e vederlo risolto in pochissimo tempo (da una strada buia o dissestata a un problema di salute); a quanto sarebbe “bello” poter partecipare (anche dopo aver eletto i nostri rappresentanti) alle decisioni politiche e amministrative che riguardano la nostra comunità; insomma, pensate a quanto sarebbe “bello” gestire tutto da casa, in montagna o al mare, attraverso il proprio computer e, soprattutto, pensate a quanto sarebbe “bello” se tutto questo fosse vero, se fosse possibile, possibile a tutti: a Venezia come a Palermo; al giovane come all’anziano; al cittadino italiano come allo straniero; all’utente esperto di informatica come all’utente comune; a chi gode di ottima salute come a chi, purtroppo, è affetto da una malattia o da una qualsiasi forma di disabilità.
Nella odierna “società dell’informazione e della conoscenza” il tema della “Cittadinanza digitale” è più attuale che mai ed è di primaria importanza. Se già da qualche anno dobbiamo confrontarci sempre più con email, indirizzi web, prenotazioni e pagamenti on line, caselle di posta elettronica certificata, firme digitali, documenti informatici e altro ancora, dobbiamo per forza di cose “essere digitali” senza dimenticare, però, che i livelli della qualità, dell’accessibilità, della tempestività e, quindi, della fruibilità dei servizi pubblici dipendono dalla condizione tecnologica di un dato territorio e dalle competenze informatiche (digitali) necessarie ai cittadini come ai pubblici dipendenti.
Nuovi diritti ma anche nuovi doveri, per i cittadini e per le istituzioni, si propongono, così, come un’opportunità per un ulteriore slancio democratico e non come un dato di fatto, un risultato sicuro, alimentato dall’ottimismo che da sempre accompagna le nuove tecnologie. Un’opportunità storica che se non sarà colta da tutti, se non farà i conti con le tematiche connesse al digital divide (geografico, sociale, generazionale) sarà causa di ulteriori discriminazioni e disparità di trattamento dei cittadini.
Non basterà, dunque, alla Pubblica Amministrazione adottare le ultime tecnologie disponibili perché si possa parlare di innovazione, di partecipazione e di democrazia. L’innovazione, quella vera, non si introduce, infatti, per legge o con sanzioni ma deve fare i conti con la realtà organizzativa, fatta di “macchine” (computer) e di uomini, di responsabilità dei processi e di soddisfazione degli utenti.
Va abbandonato ogni determinismo giuridico e tecnologico. Un giurista non potrà pensare che un nuovo servizio digitale possa essere adottato dai cittadini solo perché lo prescrive una legge o siano previste delle sanzioni e un ingegnere non potrà limitarsi ad affermare che con le nuove tecnologie “tutto è possibile” senza considerare le risorse economiche e umane di una Pubblica Amministrazione.
Se nessuno spiegherà al cittadino a cosa serve, come funziona e perché conviene adottare un nuovo servizio digitale, se nessuno supporterà i dipendenti pubblici con la dovuta formazione (a es. in informatica e in comunicazione pubblica) ecco, in questo caso, avremo perso quella che abbiamo già definito un’opportunità storica, un’altra occasione per essere veramente più democratici.
A mio avviso, per gestire l’attuale crisi (economica ma anche sociale), per garantire servizi che possano migliorare la qualità della vita dei cittadini e per fare in modo che tali servizi possano essere sfruttati al meglio e apprezzati è necessario che tutti (le Istituzioni ma anche gli utenti) investano in conoscenza e formazione.
© Salvo Rosta
N.B.: i contenuti di questo post sono stati elaborati nel 2012. Si suggerisce, pertanto, di verificare eventuali aggiornamenti relativi a leggi, norme e/o note tecniche citate.
