Oggi la riflessione parte da un concerto di un artista che vi consiglio di ascoltare se amate il jazz o il soul (con un po’ di gospel, funk e R&B) e da un panorama che mi ha proposto un tempio greco.
Così, dopo aver pensato “che bella musica e che panorama fantastico!”, guardando il tempio, ho pensato che sta lì da circa duemila e cinquecento anni, eppure le sue colonne sono ancora in piedi.
Hanno attraversato generazioni, lingue, culture, guerre, trasformazioni; continuano a raccontare qualcosa a chi, oggi, si ferma a guardarle.
E, allora, mi piace pensare che quest’immagine possa farci riflettere su alcuni aspetti della comunicazione e della divulgazione.
Quello che comunichiamo dovrebbe avere qualcosa che meriti di essere ricordato.
Viviamo in un tempo in cui si produce una quantità enorme di contenuti: post, video, podcast, newsletter, infografiche.
Tutto corre velocemente.
E, proprio per questo, rischiamo di confondere la comunicazione con la produzione di contenuti.
Ma un contenuto non diventa importante perché lo abbiamo pubblicato.
Diventa importante quando lascia qualcosa nella persona che lo riceve: un’idea, una domanda, la voglia di approfondire un argomento.
Le colonne del tempio non hanno bisogno di spiegare quanto siano antiche, ma sono ancora qui e questo basta a farci fermare, a farci riflettere.
Così, forse, anche nella comunicazione, prima di chiederci “quante persone raggiungeremo?”, dovremmo chiederci “cosa resterà di quello che stiamo dicendo?”
Perché il problema della comunicazione, spesso, non è trovare un modo nuovo per dire qualcosa ma avere qualcosa che valga la pena di essere raccontato.
E, l’artista che vi consiglio di ascoltare?
Non l’ho dimenticato! Anche la sua musica ha qualcosa che vale la pena di essere raccontato.
È Cory Henry, a me piace: ascoltatelo, magari piacerà anche a voi!
Buon sabato!
Foto: Tempio di Giunone, Valle dei Templi, Agrigento
© Salvo Rosta
