“E-learning e formazione professionale”. Apparentemente solo un titolo che vuole proporre un “nuovo” metodo per fare formazione, la formazione professionale. Nell’era dei computer, delle nuove tecnologie, dei nuovi media, basterebbe affidarsi, come accade spesso, al solito “manuale delle istruzioni per l’uso”, spiegare tecnicamente le realizzazione di un nuovo progetto (nel nostro caso una piattaforma di e-learning), predisporre un piano per il reperimento dei fondi e, spinti dall’entusiasmo che spesso accompagna il nuovo, il gioco è fatto: tutti pronti a scommettere sulla riuscita del progetto, tutto facile come aver imparato ad usare l’ultima versione di uno smartphone.
Ma le cose sono sempre così facili?
Così facili proprio quando non si ha solo a che fare con numeri ma bensì con persone, con persone che si aspettano un servizio che possa fornirgli gli strumenti per migliorare la loro vita professionale? E poi, funzionano sempre e comunque? E ancora, anche se oggi è erogato sempre più da enti privati, un servizio di pubblica utilità, come ad esempio quello della formazione professionale, risponde veramente a quei principi di efficienza, efficacia ed economicità a cui dovrebbero ispirarsi le stesse Pubbliche Amministrazioni.
Ecco che, aldilà del tono ironico, da queste prime battute si sarà intuito come il campo entro cui si muove tale argomento sia molto ampio: dal Diritto dell’informazione e della comunicazione alle Teorie e tecniche dei nuovi media, dalla Comunicazione pubblica all’Organizzazione aziendale, dalla Sociologia dell’amministrazione alla Psicologia sociale; nella continua ricerca di quelle che oggi vengono chiamate le “buone pratiche”, non sono pochi gli interrogativi ai quali dare una risposta.
Occorre, innanzitutto, qualificare giuridicamente la formazione come diritto fondamentale, tentando di trovare soprattutto nella Carta Costituzionale la sua Fonte primaria di legittimazione. Occorre spiegare, inoltre, quelli che sono i legami tra il diritto alla formazione e il diritto all’informazione, reputando il primo come propedeutico al secondo nella realizzazione e nel rispetto dei principi di uguaglianza e di democrazia. E’ necessario, infine, intendere entrambi come pre-condizione all’espressione del diritto di cittadinanza ovvero alla partecipazione consapevole, attiva e informata al processo decisionale pubblico.
Va approfondito ulteriormente il tema della formazione professionale, descrivendone le tappe evolutive principali e facendo il punto della situazione sul suo stato attuale; va affrontato il tema della formazione a distanza (FAD), in particolar modo dell’E-learning per accreditarlo come valido strumento capace di offrire la possibilità di imparare sfruttando la rete internet e la diffusione di informazioni a distanza.
Infine, considerandola ispirata al principio del “buon andamento” sancito dall’art.97 Cost., sarebbe auspicabile avanzare e spiegare una proposta che metta insieme formazione professionale ed E-learning, puntando, soprattutto su un approccio che potremmo definire “misto” o sul cosiddetto “blended learning” in cui l’attività al computer si affianca alla formazione di stampo tradizionale.
Di tutto questo ho scritto nella mia tesi di laurea in Scienze della Comunicazione Pubblica dal titolo “E-Learning e formazione professionale”.
© Salvo Rosta
N.B.: i contenuti di questo post sono stati elaborati nel 2010. Si suggerisce, pertanto, di verificare eventuali aggiornamenti relativi a leggi, norme e/o note tecniche citate.
