Negli ultimi venti anni molte amministrazioni pubbliche hanno registrato propri domini e pubblicato uno o più siti web a esse attribuibili: secondo alcune stime sarebbero stati oltre 40000 (Cfr. le Linee Guida per i siti web della PA, art. 4 della Direttiva 8/09 del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, anno 2010, articolo 2.2).
È bene, però, evidenziare come al cospicuo numero di siti web realizzati non sia sempre corrisposto un vero e, comunque, diffuso processo di modernizzazione della P.A.: spesso i siti web pubblici (istituzionali e, soprattutto, tematici) nascevano da iniziative estemporanee e mal governate. Fino ad alcuni anni fa, molti siti web tematici non erano, infatti, chiaramente riconducibili ai siti istituzionali delle amministrazioni di riferimento; altri, invece, permanevano anche dopo la chiusura del progetto o dell’iniziativa; altri ancora (tanti) non rispettavano le regole previste per la loro realizzazione. Probabilmente, non comprendendo i reali benefici offerti dalle nuove tecnologie e, in particolare, dai siti web, la materia veniva affrontata dagli operatori (ma non dal Legislatore) con una certa superficialità: in alcuni casi, addirittura, assistevamo alla realizzazione di siti giusto per soddisfare la vanità di politici o amministratori che si autocelebravano con primi piani e mezzi busti che impegnavano l’intera pagina web e poco si curavano dei servizi che quei siti avrebbero dovuto favorire, magari erogare.
Tutto ciò, oltre a provocare un danno di immagine alla stessa P.A., non ha fatto altro che generare confusione tra i soggetti coinvolti: tra i cittadini come tra gli stessi dipendenti pubblici.
I primi non riescono, ancora oggi, ad apprezzare i potenziali vantaggi derivanti dalla presenza sul web delle amministrazioni pubbliche anzi, nel senso comune, è molto diffusa l’idea che la pubblica amministrazione digitale sia “una cosa per esperti”.
I secondi, invece, non sempre riescono ad accogliere quel processo di cambiamento culturale che accompagna la transizione della nostra società da società dell’informazione a società della conoscenza; non riescono, inoltre, a erogare servizi sempre meno autoreferenziali e sempre più orientati al bene della comunità.
La P.A. non può ignorare, oggi più che mai, il valore generato dalla condivisione della conoscenza e non può sottovalutare, quindi, i vantaggi derivanti da un uso responsabile e corretto dei siti web pubblici.
A tal fine, il legislatore è più volte intervenuto (a es. con la legge Stanca, con il Cad, con le Linee Guida per i siti Web delle P.A.) per affermare come non ci sia più spazio per nessun tipo di pressappochismo o dilettantismo e come sia sempre più necessario, nella realizzazione di un sito web, un approccio competente e multidisciplinare.
Così, attraverso la loro presenza sul web, le amministrazioni pubbliche possono soddisfare l’esigenza di un nuovo rapporto comunicativo con i cittadini: più semplice, trasparente, efficiente ed economico, basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco.
Nel perseguire l’interesse generale del Paese, la comunicazione sul web è, dunque, un dovere a cui le istituzioni non possono sottrarsi.
Tutto ciò significa porre il cittadino al centro dell’azione della P.A.; significa informarlo, ascoltarlo, farlo partecipare alla “cosa pubblica”; significa dotarlo degli strumenti che gli permetteranno di divenire (esso stesso) una risorsa preziosa per qualsiasi amministrazione ma anche per se stesso e per la sua stessa comunità.
Vogliamo, allora, evidenziare come sia importante, anzi fondamentale, per un sito web pubblico essere dotato di:
– capacità informativa (deve, cioè, fornire al cittadino tutte le informazioni utili per utilizzare un servizio o risolvere un problema);
– capacità persuasiva (deve, cioè, convincere il cittadino ad adottare determinati comportamenti ritenuti necessari per il raggiungimento dell’interesse comune);
– capacità educativa (deve, cioè, istruire il cittadino su argomenti e problematiche di interesse generale).
E se la qualità della vita potrebbe essere misurata anche con il modo in cui vengono gestiti gli eventi della vita, la comunicazione sul web non deve essere intesa, quindi, come una semplice “vetrina” della P.A. o come un nuovo canale attraverso il quale erogare servizi ma deve farsi essa stessa servizio ai cittadini, deve contribuire al processo di crescita economica, sociale e culturale della nazione.
Guarda il video “La comunicazione della P.A. sul web” (Disponibile anche su Spotify)

© Salvo Rosta
N.B.: i contenuti di questo post sono stati elaborati nel 2010. Si suggerisce, pertanto, di verificare eventuali aggiornamenti relativi a leggi, norme e/o note tecniche citate.
