“Il cerimoniale istituzionale” (GUARDA IL VIDEO)
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In un’epoca caratterizzata da velocità e da informalità digitale (spesso spacciata per autenticità), protocolli, riti e simboli possono apparire anacronistici.
Tuttavia, il cerimoniale istituzionale non è solo una questione di forma.
Se il galateo, infatti, appartiene alla sfera privata e al comportamento dell’individuo, il cerimoniale agisce nella dimensione pubblica divenendo uno strumento prezioso di comunicazione strategica.
Possiamo definirlo (rifacendoci alla definizione di Massimo Sgrelli) come “l’insieme delle regole che disciplinano le forme pubbliche e istituzionali. Regole cui devono attenersi le istituzioni e le cariche pubbliche ed i privati che hanno contatto con esse. Tali regole riguardano l’individuazione e l’uso di simboli, il rango ed il comportamento ufficiale delle cariche, i rapporti formali tra le istituzioni nazionali e internazionali; ed anche quelle pubbliche relazioni che attengono alla vita di rappresentanza ufficiale.”.
Regole che hanno, per forza di cose, ripercussioni economiche e sul prestigio di istituzioni, enti e aziende.
Il cerimoniale non è mai neutro: pretende il rispetto del principio della trasparenza e sanziona la responsabilità istituzionale con il giudizio delle istituzioni stesse, delle loro controparti nazionali e internazionali e, non ultimi per importanza, dei cittadini.
Rileviamo, inoltre, che il cerimoniale riguarda sempre più anche le organizzazioni private e i professionisti: anche loro avvertono la necessità di elaborare propri riti interni, riti capaci di alimentare elementi importanti come la coesione, il senso di appartenenza e la fiducia.
E, ricordando Confucio che attribuiva grande valore al rito perché fortemente capace di accomunare, possiamo affermare che il cerimoniale facilita le relazioni e la comunicazione, oltre che la partecipazione alla vita di una comunità.
Esiste, poi, una funzione quasi filosofica: quella di agire come argine agli eccessi.
In questa cornice, i segni di cortesia, gentilezza e correttezza non sono meri orpelli.
Appare doveroso rilevare che il cerimoniale non deve essere una semplice “messa in scena” di un’istituzione, di un ente o di un’azienda ma deve essere, piuttosto, relazione, espressione di valori morali e di libertà, rispetto degli individui.
Nel mondo accademico il cerimoniale trasforma la tradizione in una leva strategica di posizionamento.
In un mercato dell’istruzione internazionale ed estremamente competitivo, la cura maniacale del dettaglio e la presenza di un ufficio del cerimoniale dedicato non sono un lusso ma una necessità per proiettare all’esterno un’immagine di eccellenza e autorevolezza.
Quando un’università celebra, ad esempio, l’inaugurazione dell’anno accademico o un dottorato honoris causa, la simbologia utilizzata (dalla toga al tocco, dal manto rettorale alla mazza rettorale) non è folklore per turisti della cultura ma strumento di solennità che può comunicare identità e solidità istituzionale.
Pur nella varietà delle tradizioni dei singoli atenei, l’obiettivo resta quello di tutelare e rafforzare l’immagine delle istituzioni universitarie, di supportare il loro sistema valoriale, di alimentare il senso di appartenenza alla comunità universitaria.
Riportiamo di seguito alcuni aspetti a cui rivolgere particolare attenzione: precedenze e piazzamento degli ospiti; accoglienza e saluti; rispetto per le differenze culturali; esposizione delle bandiere; inviti e ringraziamenti; programmi e luoghi delle cerimonie; libri d’onore; doni; appellativi e titoli; corrispondenza; abbigliamento.
Raccomandiamo di prestare attenzione anche ai cosiddetti cavalieri ovvero ai supporti con i nomi dei relatori, delle autorità e degli ospiti di rilievo da utilizzare al tavolo dei relatori, al podio o in platea. E, in occasione di eventi con rappresentanti di paesi stranieri, un’università dovrà confrontarsi con le ambasciate e gli uffici diplomatici per rispettare anche le regole e le consuetudini culturali degli ospiti esteri.
Senza pretesa di esaustività in questo articolo, rimandiamo alla normativa di riferimento (D.P.C.M. 14 aprile 2006; D.P.C.M. 16 aprile 2008) e al manuale di Massimo Sgrelli “Il Cerimoniale. Il Cerimoniale moderno e il protocollo di Stato. Regole scritte e non scritte”.
INFOGRAFICA

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LA RICETTA DEL VIDEO: prendete un po’ di testi elaborati nel corso di lauree, master e corsi di formazione frequentati; aggiungete una buona dose di passione per la Comunicazione e per la divulgazione, una sana voglia di condividere quanto appreso studiando o lavorando; trovate un po’ di tempo libero; infine, mescolate il tutto e concludete con una spolverata di interesse per le nuove tecnologie e di voglia di sperimentare nuove metodologie e nuovi software.
ATTENZIONE
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Nelle prossime settimane in arrivo altre ricette…Ops, scusate! Altri contenuti!
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© Salvo Rosta
