In un piccolo comune ho incontrato un albero, un albero con il tronco avvolto da ricami colorati.
Un gesto semplice che non ha cambiato la natura dell’albero ma il modo in cui l’ho guardato.
Così, ho pensato alla comunicazione e alla divulgazione.
Spesso crediamo che per comunicare bene dobbiamo aggiungere più dati, aggiungere più spiegazioni.
Tuttavia, per comunicare bene dobbiamo anche creare le condizioni perché qualcuno si fermi a osservare, ad ascoltare e, perché no, a riflettere.
Dobbiamo creare le condizioni perché le persone possano comprendere e dare significato a ciò che, senza una mediazione, rischierebbero di ignorare.
L’albero non ha bisogno dei ricami per essere un albero, eppure quei ricami attirano lo sguardo e ci incuriosiscono, invitano a interrogarsi, a chiedersi, ad esempio, chi li ha realizzati e perché proprio lì.
La comunicazione, più o meno, funziona allo stesso modo. Non dovrebbe “decorare” la realtà fino a nasconderla (a volte distorcerla), ma dovrebbe renderla più capace di catturare l’attenzione senza tradire ciò che racconta.
La forma non è un ornamento fine a sé stesso; la forma è il ponte che permette al contenuto di essere incontrato.
E, forse, questa è una delle sfide più interessanti per chi comunica: trovare il giusto equilibrio tra sostanza e forma affinché il messaggio non passi inosservato.
Un equilibrio delicato.
Se semplifichiamo troppo, rischiamo di impoverire il messaggio.
Se manteniamo tutta la complessità del linguaggio specialistico, rischiamo di renderlo inaccessibile.
La sfida, allora, è trovare un linguaggio che accompagni il pubblico verso la conoscenza e la comprensione.
Quei ricami non pretendono di essere l’albero, invitano semplicemente a guardarlo con occhi diversi.
In fondo, il valore della comunicazione non si misura da quanto riesce a stupire, ma da quanto riesce a rendere comprensibile e accessibile un messaggio.
Buon sabato!
Foto: Alia, Palermo
© Salvo Rosta
